Cuba

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Stranezze cubane

Tra le nuvole di fumo di un Siglo IV, souvenir del mio recente viaggio di nozze, ripenso alla bellezza e alle contraddizioni della terra triste quanto piena di speranza di Cuba. Nel nostro itinerario turistico abbiamo avuto modo di vedere e conoscere alcuni aspetti storici di questa terra, mentre un dialogo franco con la nostra guida ci ha mostrato la realtà, o quantomeno una parte di essa, vissuta dagli uomini e le donne che vivono nell’isola caraibica considerata un paradiso di mare e di socialismo.

La sfiga della pioggia ci ha permesso di vedere L’Avana nel suo aspetto più vero, con pochi turisti a giro e gli abitanti della città che si rifugiavano sotto i portici continuando la propria vita di sopravvivenza. A Cuba ci sono due valute, il Peso Cubano e il Peso Cubano Convertibile. La carta straccia data ai cubani e la facciata mostrata ai turisti.

Il Peso Cubano (detto CUP) è la moneta con cui vengono pagati i lavoratori dal governo. Lo stipendio medio è 400/500 CUP. Il Peso Convertibile è una moneta agganciata al valore del dollaro USA, ed è usata dagli stranieri. Il tasso di cambio è circa 1 CUC per 25 CUC, quindi lo stipendio medio di un cubano è di circa 15 dollari. Per fare un paragone, il sigaro Cohiba Explendidos, che fuma il lìder Fidel, costa 30 dollari.

Con i soldi che gli fornisce il governo, i lavoratori cubani possono comprare frutta e verdura, medicine e biglietti per vedere il baseball. Per tutto il resto, vestiti compresi, devono cambiarli in CUC. Inutile dire che quindi i cubani fanno la fame. Li vedi infatti spuntare negli angoli delle strade con carrelli di roba presa in qualche supermercato da vendere ai turisti. Oppure chiedere caramelle e magliette, scarpe e latte in polvere. Mi fece alquanto ridere vedere un cameriere con una maglietta elettorale di chissà quale paese italiano, che si mostrava con i simboli di Berlusconi e Salvini. Un popolo che chiede, ma non ruba. Al massimo tenta di fregarti con sigari fatti di foglie di banana.

Dunque ha una vita economicamente decente solo chi ha parenti all’estero, chi lavora nel turismo, chi si dà al mercato nero. L’economia sommersa di Cuba infatti è floridissima, e non potrebbe essere altrimenti, visto che quella ufficiale è praticamente inesistente. Gli agricoltori non hanno interesse neanche a far ingrassare le proprie mucche, visto che tanto poi le macella il governo.

Fino a qualche anno fa, prima delle timide liberalizzazioni di Raul, non si poteva neanche acquistare o vendere case e automobili. Adesso si può, ma i prezzi sono inimmaginabili. Per fare qualche esempio, una vecchia Fiat 127 può costare 10.000 dollari, mentre una nuova Peugeot 308 può arrivare anche a 200.000. E infatti tutti i cubani sono meccanici, e le macchine sono le stesse station-wagon Lada degli anni ’80, oppure i macchinoni americani che c’erano prima della rivoluzione e lì sono rimasti, anche se sotto il cofano poi c’è stato messo di tutto e di originale c’è solo la carrozzeria. Ma fare un giro la sera in una Pontiac del ’56 ha sempre il suo bel fascino, come la gita in montagna sulla camionetta militare sovietica 6×6.

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