Amerai il Signore tuo Dio – Il martirio di Rabbì Aqibà

«E amerai il Signore tuo Dio».

Fu insegnato: R. Eliezer disse: Se fu detto: «Con tutta la tua anima», allora perché fu detto (anche): «Con tutte le tue facoltà»? E se fu detto: «Con tutte le tue facoltà», perché fu detto anche: «Con tutta la tua anima»? Ma ci può essere un uomo a cui la propria persona è più cara del denaro; per questo fu detto: «Con tutta l’anima tua». E vi può essere uno a cui il denaro è più caro della sua persona, e allora fu detto: «Con tutte le tue facoltà».

R. Aqibà disse: «Con tutta la tua anima» (significa): Anche se ti toglie l’anima. Insegnarono i nostri dottori: Una volta, il governo greco decretò che gli israeliti non potevano occuparsi dello studio della Legge. Venne Papos, figlio di Giuda, e trovò R. Aqibà che radunava molta gente e si occupava dello studio della Legge. Questi gli disse: Aqibà, non temi il governo? L’altro gli rispose: Ti darò un esempio: Una volpe camminava lungo il fiume e vide i pesci che si raccoglievano ora in un punto ora in un altro. Disse allora (la volpe): Davanti a chi fuggite? Le risposero: Davanti alle reti che gli uomini affondano contro di noi. Essa disse allora: Volete salire sulla terra asciutta e allora abiteremo io e voi assieme, così come dimorarono i padri miei con i vostri? Le risposero: Sei tu di cui si dice che sei la più scaltra fra le bestie? Invero non sei scaltra, ma stolta! Se nel nostro elemento vitale noi siamo presi da timore, tanto più lo saremo nell’elemento per noi mortale. Così anche noi: Se ora che ci occupiamo della Legge di cui si dice: «Invero, essa è la tua vita e la tua longevità» (Dt 30, 20), tale è la nostra sorte, se poi dovessimo staccarci da essa, tanto più (saremmo votati alla morte)!

Il martirio di Rabbì Aqibà

Si racconta: Non passarono che pochi giorni e R. Aqibà fu preso e imprigionato. Fu preso pure Papos, figlio di Giuda e fu imprigionato accanto a lui. Gli disse (R. Aqibà): Che cosa ti porta qui dentro? L’altro gli rispose: Beato te, R. Aqibà, che sei stato preso per via della Legge; e guai a me, Papos, che fui preso per cose futili! Allorché R. Aqibà fu portato al supplizio, era il tempo di recitare lo «Ascolta», e gli strappavano la carne con gli uncini di ferro, ed egli accettò il giogo del Regno dei Cieli [cioè si mise a recitare lo «Ascolta»]. Gli dissero allora i suoi discepoli: O nostro maestro, fino a questo punto (arriva la tua forza d’animo)? Egli rispose allora: Per tutta la mia vita io ero turbato dal versetto biblico: «Con tutta la tua anima», (interpretandolo): anche se Egli ti toglie l’anima! Io pensavo: quando avrò l’occasione per compiere ciò? Ora che ho l’occasione, non dovrei forse compiere tale precetto? Ed egli prolungò la parola: «Unico», finché non esalò l’anima, dicendo sempre la parola «Unico». Allora risuonò una voce celeste: Beato R. Aqibà che ha esalato l’anima con la parola «Unico». Dissero gli angeli ministranti dinanzi al Santo, Egli sia benedetto: Questo è lo studio della Legge e questo è il compenso? «Fu mortale dalla Tua mano, o Signore, fu mortale?» (Sal 17,14. Il significato dovrebbe essere: R. Aqibà avrebbe dovuto morire dalla mano tua, non per mano di un uomo). Egli (Dio) disse loro: «La loro sorte è nella vita eterna» (Sal 17,14). Risuonò una voce celeste che disse: Beato te, R. Aqibà, perché sei destinato per la vita futura.

(Il Trattato delle Benedizioni (Berakhot) del Talmud babilonese, UTET, Torino 1968, cap. IX, pp. 414-415)

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