Akedà – Legami

Un’altra spiegazione: Disse R. Jishaq: Quando Abramo stava per legare Isacco suo figlio, questi gli disse: Padre, io sono giovane e ho paura che forse tremi il mio corpo per la paura del coltello, mi faccia del male e forse la macellazione non sia valida e non ti sia considerato quale sacrificio: dunque legami bene e subito. E legò Isacco suo Figlio (Gen 22,9). Può un uomo legare un figlio di 37 anni senza il suo consenso? Subito stese Abramo la sua mano (Gen 22,10). Stendeva la mano per prendere il coltello e dai suoi occhi scendevano le lacrime, e le lacrime che provenivano dalla compassione paterna cadevano sugli occhi d’Isacco, tuttavia egli era felice di eseguire la Volontà del suo Creatore, mentre gli angeli si raccoglievano in schiere al disopra, e che cosa dicevano? Sono deserte le strade ed è cessato il transito per le vie, è stata infranta l’alleanza, ha disprezzato la città (Is 33,8). Non si compiace più di Gerusalemme e del Santuario che aveva intenzione di dare in possesso ai discendenti di Isacco. Non si tiene conto dell’uomo. Non sussiste il merito di Abramo. Nessuna creatura è considerata ai suoi occhi. Disse Rabbi Aha: Abramo cominciò a meravigliarsi: questi fatti non sono altro che fatti che portano stupore! Ieri dicesti: la tua discendenza prenderà il nome da Isacco (Gen 21,12), ed oggi hai cambiato e hai detto: prendi tuo figlio (Gen 22,2). Ed ora tu mi dici: Non mettere le mani addosso al ragazzo! Gli disse il Santo, che egli sia benedetto: Abramo, non infrangerò mai la mia alleanza ed il detto delle mie labbra non muterò (Sal 89,35), la mia alleanza manterrò con Isacco. Quando ti ho detto: Prendi tuo figlio, non ti ho detto: Scannalo, ma: Fallo salire. Te l’ho detto per amore, l’hai fatto salire ed hai eseguito il mio ordine, ora fallo scendere

Bereshit Rabbah 56.8

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Amerai il Signore tuo Dio – Il martirio di Rabbì Aqibà

«E amerai il Signore tuo Dio».

Fu insegnato: R. Eliezer disse: Se fu detto: «Con tutta la tua anima», allora perché fu detto (anche): «Con tutte le tue facoltà»? E se fu detto: «Con tutte le tue facoltà», perché fu detto anche: «Con tutta la tua anima»? Ma ci può essere un uomo a cui la propria persona è più cara del denaro; per questo fu detto: «Con tutta l’anima tua». E vi può essere uno a cui il denaro è più caro della sua persona, e allora fu detto: «Con tutte le tue facoltà».

R. Aqibà disse: «Con tutta la tua anima» (significa): Anche se ti toglie l’anima. Insegnarono i nostri dottori: Una volta, il governo greco decretò che gli israeliti non potevano occuparsi dello studio della Legge. Venne Papos, figlio di Giuda, e trovò R. Aqibà che radunava molta gente e si occupava dello studio della Legge. Questi gli disse: Aqibà, non temi il governo? L’altro gli rispose: Ti darò un esempio: Una volpe camminava lungo il fiume e vide i pesci che si raccoglievano ora in un punto ora in un altro. Disse allora (la volpe): Davanti a chi fuggite? Le risposero: Davanti alle reti che gli uomini affondano contro di noi. Essa disse allora: Volete salire sulla terra asciutta e allora abiteremo io e voi assieme, così come dimorarono i padri miei con i vostri? Le risposero: Sei tu di cui si dice che sei la più scaltra fra le bestie? Invero non sei scaltra, ma stolta! Se nel nostro elemento vitale noi siamo presi da timore, tanto più lo saremo nell’elemento per noi mortale. Così anche noi: Se ora che ci occupiamo della Legge di cui si dice: «Invero, essa è la tua vita e la tua longevità» (Dt 30, 20), tale è la nostra sorte, se poi dovessimo staccarci da essa, tanto più (saremmo votati alla morte)!

Il martirio di Rabbì Aqibà

Si racconta: Non passarono che pochi giorni e R. Aqibà fu preso e imprigionato. Fu preso pure Papos, figlio di Giuda e fu imprigionato accanto a lui. Gli disse (R. Aqibà): Che cosa ti porta qui dentro? L’altro gli rispose: Beato te, R. Aqibà, che sei stato preso per via della Legge; e guai a me, Papos, che fui preso per cose futili! Allorché R. Aqibà fu portato al supplizio, era il tempo di recitare lo «Ascolta», e gli strappavano la carne con gli uncini di ferro, ed egli accettò il giogo del Regno dei Cieli [cioè si mise a recitare lo «Ascolta»]. Gli dissero allora i suoi discepoli: O nostro maestro, fino a questo punto (arriva la tua forza d’animo)? Egli rispose allora: Per tutta la mia vita io ero turbato dal versetto biblico: «Con tutta la tua anima», (interpretandolo): anche se Egli ti toglie l’anima! Io pensavo: quando avrò l’occasione per compiere ciò? Ora che ho l’occasione, non dovrei forse compiere tale precetto? Ed egli prolungò la parola: «Unico», finché non esalò l’anima, dicendo sempre la parola «Unico». Allora risuonò una voce celeste: Beato R. Aqibà che ha esalato l’anima con la parola «Unico». Dissero gli angeli ministranti dinanzi al Santo, Egli sia benedetto: Questo è lo studio della Legge e questo è il compenso? «Fu mortale dalla Tua mano, o Signore, fu mortale?» (Sal 17,14. Il significato dovrebbe essere: R. Aqibà avrebbe dovuto morire dalla mano tua, non per mano di un uomo). Egli (Dio) disse loro: «La loro sorte è nella vita eterna» (Sal 17,14). Risuonò una voce celeste che disse: Beato te, R. Aqibà, perché sei destinato per la vita futura.

(Il Trattato delle Benedizioni (Berakhot) del Talmud babilonese, UTET, Torino 1968, cap. IX, pp. 414-415)

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Mosè discute con gli angeli

Quando Mosè ascese nel Cielo, il ministero degli angeli chiesero a Dio: “Signore dell’universo, cosa ci fa tra di noi un nato da donna?”. “E’ venuto per ricevere la Torah”, rispose il Signore. Allora essi protestarono: “Ma come puoi dare questo tesoro, che è stato custodito da 974 generazioni prima della creazione del mondo, ad un essere fatto di carne e sangue?”

Allora il Signore disse a Mosè: “Rispondigli tu!”.

Mosè tremante disse a Dio: “Signore, ho paura di essere bruciato dal loro respiro…”. Ma il Signore replicò: “Reggiti al mio trono e rispondigli!”.

E Mosè chiese: “Signore, cosa c’è scritto nella Torah che vuoi consegnarmi? Non c’è scritto Io sono Dio, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto?”. Quindi si rivolse agli angeli:

“Voi siete usciti dall’Egitto? Siete stati schiavi del Faraone? Perché quindi la Torah dovrebbe essere vostra?
Cos’altro c’è scritto? Non ti farai altri dèi di fronte al Signore. Per caso voi vivete tra nazioni che adorano gli idoli?
Poi che dice? Ricordati del giorno di Sabato per santificarlo. E voi da quale lavoro avreste bisogno di staccarvi per riposare?
Voi fate affari per cui avete bisogno di mentire? Avete genitori da onorare?
Infine dice Non invidiare, non uccidere, non commettere adulterio, non rubare. Voi siete capaci di invidia? Siete in grado di uccidere? Avete inclinazioni malvagie?”

Subito gli angeli ammisero che, in effetti, tutta la Torah doveva essere data agli uomini!

(vedi http://www.jewishvirtuallibrary.org/jsource/Talmud/shabbat9.html)

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